mercoledì 13 marzo 2013

NEWS "La vocale"

Venerdi 15 marzo ore 19:00
presso
associazione culturale Lavatoio Contumaciale
a cura di Tomaso Binga

LA VOCALE
evento a cura di Iolanda La Carrubba

in programma

mostra fotografica di:
Alessandro greyVision
Mauro Corona
Chiara Mutti
Mario La Carrubba
Amedeo Morrone

prima italiana
“La sesta vocale” di Iolanda La Carrubba
corto finalista al Directors Lounge di Berlino 2012
presente il cast in sala

esposizione degli acquerelli
“omage a la sesta” di Mario La Carrubba

concerto “poesi-canzone”
di Amedeo Morrone

interverranno
il critico Plinio Perilli
la giornalista cinematografica Sarah Panatta

Evento in collaborazione con
ESCAMONTAGE tv

Verrà offerto un buffet poetico
Ingresso libero

LAVATOIO CONTUMACIALE- PIAZZA PERIN DEL VAGA 4 ROMA
Info – 388-7518789

“le vocali presenti in ogni dove, incorniciano l’arte e l’immaginifico luogo della poesia divenendo sinestetiche.  Canti d’anima e di sguardi, luce ed ombra, calma e tempesta, dicotomica visione di un sentimento altro, di un altro affetto che si sdoppia e si riconosce doppio nel suo stesso riflesso.
Ecco dunque che le arti, tutte, si incontrano e si confrontano nel vasto mondo della vocale perfetta la A dalla quale tutto ha inizio.”

venerdì 1 marzo 2013

NEWS, "caro bastardo ti scrivo..."

Sabato 9 marzo
Anzio, Museo Civico Archeologico, Villa Adele, Sala delle Conchiglie.
Presentazione-reading dell’antologia
 “Caro bastardo, ti scrivo – Storie di male e di miele (con variazioni sul tema), a cura di Dona Amati, prefazione di Monica Maggi, FusibiliaLibri.
Intervengono la curatrice, la prefatrice e alcuni degli autori presenti nel volume.


NEWS , "otto poetesse per l'otto marzo IV edizione"

8 poetesse per l’8 marzo 2013 – VI edizione





Si svolgerà dall’8 al 13 marzo al Museo Civico Archeologico di Villa Adele in Anzio la sesta edizione del noto evento “8 poetesse per l’8 marzo”, tra letteratura, performance, e fotografia.
Come già accaduto nel 2011 con la trasferta di Viterbo anche quest’anno le ‘poetesse di marzo’ lasciano il Forte Sangallo di Nettuno, sede storica dell’evento, per una nuova edizione che ripropone, in occasione della Giornata della Donna 2013, il tradizionale reading poetico al femminile di alcune fra le più interessanti autrici italiane.
“8 poetesse per l’8 marzo”, a cura di Ugo Magnanti con la collaborazione di Dona Amati, è una manifestazione nata come contributo letterario alla valorizzazione della cultura di genere e delle pari opportunità, e come auspicio per una rinnovata accoglienza fra tutti i sessi possibili.
La manifestazione è realizzata da Fusibilia Associazione (www.fusibilia.it) e promossa dal Museo Civico Archeologico – Città di Anzio (Museo con il cuore), nell’ambito dell’anno culturale 2013. Aderiscono all’iniziativa anche le Associazioni Liberadonna e Occhio dell’Arte, e l’Università Popolare di Roma, sedi di Anzio e Nettuno.

IL PROGRAMMA
Venerdì 8 marzo
ore 16.00-16.30
Inaugurazione della mostra fotografica “8 fotografe x l’8 marzo”, a cura di Diletta Di Paola. Espongono: Lisa Bernardini, Lidia Bianchi, Sara Fedeli, Teresa Mancini, Giò Marino, Giorgia Nofrini, Cinzia Tarisciotti, Miriam Valeri.
8-13 marzo (10.30-12.30/16.00-18.00). Un estratto dell’esposizione si protrarrà dal 15 al 17 marzo, presso lo spazio “TempoMeccanico Art Gallery” di Nettuno, in via Traunreut n° 11 (18.00-21.00).
ore 16.30-17.00
Letture-poetiche-omaggio sulle opere fotografice della mostra, di 8 autori: Tito Cauchi, Luigi Corsi, Bruno Di Marco, Roberto Eleuteri, Fiore Leveque, Luca Frudà, Rocco Paternostro, Vittorio Salvati. Interventi di poesia istantanea del poeta Iago sulle opere fotografiche. Coordina Ugo Magnanti.
ore 17.00-19.00
Reading delle “8 poetesse x l’8 marzo”. Leggono: Fortuna Della Porta, Annamaria Ferramosca, Iolanda La Carrubba, Monica Martinelli, Antonella Rizzo, Silvia Rosa, Rossella Tempesta, l’Ottava Poetessa.
Intervengono: Francesco De Girolamo, poeta e critico letterario, e Amedeo Morrone, cantautore. Saluto dell’Assessore alla Cultura della Città di Anzio. Conclusioni di Emanuela Irace, giornalista di “NoiDonne”, storica rivista dei movimenti femminili, e consulente dell’Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente. Coordina Sonia Topazio.
Sabato 9 marzo
ore 10.30-12.30
“A mo’ di Isgrò”, performance-evento collettiva di letture poetiche e ‘cancellature’ su articoli relativi a violenze di genere, a cura di Ugo Magnanti, videoriprese e futuro video di Iolanda La Carrubba.
ore 16.00-18.00
Presentazione-reading dell’antologia “Caro bastardo, ti scrivo – Storie di male e di miele”, a cura di Dona Amati, prefazione di Monica Maggi, FusibiliaLibri. Intervengono la curatrice, la prefatrice e alcuni degli autori presenti nel volume.
Domenica 10 marzo
ore 16.00-18.00
Presentazione-reading dell’antologia “Marzo Anziatino – Antologia delle poetesse ad Anzio e Nettuno”, a cura di Ugo Magnanti e Dona Amati, prefazione di Fiore Leveque, FusibiliaLibri. Intervengono i curatori, il prefatore, e le poetesse antologizzate.

8 POETESSE X L’8 MARZO
VI edizione
Anzio, Museo Civico Archeologico, Villa Adele, Sala delle Conchiglie, 8-13 marzo 2013.
Ingresso gratuito.
Promosso dal Museo Civico Archeologico di Anzio, nell’ambito dell’Anno Culturale 2013.
Ideazione e direzione artistica: Ugo Magnanti
Management organizzativo: Fusibilia Associazione www.fusibilia.it presidente Dona Amati.
Info: tel. 3471808068 – 3460882439, fusibilia@gmail.com.
Responsabile Concorso “L’Ottava Poetessa”: Dona Amati, segretario Giuria: Fabrizio Lenza.
Museo Civico Archeologico, Villa Adele, ANZIO 00042 (Roma) Via di Villa Adele, 2 tel. 06 9849 9479.
Responsabile Museo Civico Archeologico: Giusi Canzoneri
telefono: 06.98499479 email: museoarcheologico@comune.anzio.roma.it
http://www.culturalazio.it/musei/anzio/index.php
Ufficio Segreteria Organizzativa
telefono: 06.98499408
email: museo.segreteriaorganizzativa@comune.anzio.roma.it

(ESCA)video-intervista


"Nel paese di gira la ruota"
Sarah Panatta intervista Stefano Grossi

regia di Iolanda La Carrubba

video-INTERVISTA "SINGOLA"

 video intervista a cura di Iolanda La Carrubba

"intervista singola" ad Amedeo Morrone

"insonnia dell'amore"

poesi-canzone a cura di Iolanda La Carrubba
poesia di Dona Amati
musica e canto di Amedeo Morrone

News, "I Mestieri delle Gatte - Gattosìe e Miciastrocche”

E’ uscito in questi giorni, proprio in occasione della Festa del Gatto (17 Febbraio), “I Mestieri delle Gatte - Gattosìe e Miciastrocche”





libro simpaticissimo e giocoso, composto da poesie semiserie e filastrocche dedicate ai piccoli felini che allietano la vita di tanti di noi, scritto da Manuela Minelli e illustrato con coloratissimi acquerelli da Roberta Zannini, per l’editore La Vita Felice.

Nella prefazione di Cinzia Marulli si legge che “l’aspetto ludico del libro e l’allegria che da esso ne deriva rendono l’opera stessa facilmente e piacevolmente divulgabile non solo tra le persone, grandi e piccine, che amano e convivono con un gatto e che, quindi, lo apprezzeranno di certo, ma soprattutto tra coloro che non hanno avuto ancora la gioia di vivere questa esperienza.
I gatti di cui parla l’autrice sono tutte “gatte”, forse per evidenziare che la società felina, e quella dei gatti in particolare, è una società matriarcale con gruppi di femmine che vivono insieme per occuparsi della crescita dei loro piccoli. O forse perché l’autrice ha voluto rivendicare, anche attraverso le sue gattosìe e miciastrocche, l’importanza del ruolo femminile in tutte le sue espressioni.”

Nella nota del fumettista felino Stefano Gargano, in arte Kaneda, si legge che “Manuela Minelli in questo libro riesce, attraverso le sue poesie, a dipingere i felini di casa attraverso i lavori che farebbero se loro solo si "abbassassero" a comportarsi come semplici esseri umani.
Marinaio, principessa, sarta, barista, parrucchiera, psichiatra sono solo alcune delle professioni feline che l'autrice identifica grazie all'attenta osservazione dei comportamenti quotidiani dei nostri amatissimi gatti. E, se osserverete meglio anche voi, dopo aver letto questa raccolta di poesie, riconoscerete le professioni preferite dal vostro micio di casa e, forse, ne identificherete anche di nuove. Perché  il mondo del lavoro è sempre in movimento e i felini si devono adeguare ai tempi.”

Il compenso spettante all’autrice per ogni copia venduta di questo libro andrà a sostenere l’associazione Diversamente Gatto, tre volontarie che da sole e con enormi sacrifici raccolgono e curano a loro spese, in tutta Italia e in parte d’Europa, gatti randagi in condizioni disperate, paralizzati, investiti, picchiati, ciechi, bruciati che, una volta rimessi in sesto, vengono affidati a famiglie amorevoli. (Per saperne di più: http://diversamentegatto.blogspot.it )

Questo libro è dedicato a tutti i gatti, quelli ricchi, soffici e fortunati, che hanno coccole e pappa a volontà, ma soprattutto a quelli malconci, spelacchiati e vagabondi, che schivano pioggia, crudeltà umana e auto in corsa. E non sempre ci riescono.
       
Perché, come afferma Marilyn Peterson, Il gatto più brutto che io abbia mai visto era semplicemente meraviglioso.

(Esca)Recensione, "Una tempesta di parole"

L’intima connessione con il senso dell’essere: lettura di “Una tempesta di parole” di Salvatore Contessini.



C’è generosità nella poesia di Salvatore Contessini. Nella sua ultima raccolta “Una tempesta di parole” (LietoColle 2011)  l’autore non solo concede sè stesso alla poesia, ma concede la sua poesia ad una forma feconda di amorevole condivisione del verso. Così l’autore si abbandona al bene lasciandosi rapire dalle parole di altri poeti e ad essi risponde con una “tempesta di parole”. Ma non c’è sovrapposizioni di voci in questa sinfonia, bensì un coro che canta all’unisono ove ognuno svela il proprio timbro interiore creando un tutt’uno armonico. Le parole diventano personaggi ognuna per il suo significato più puro, ed insieme una all’altra per una composizione ritmica e semantica di forte e profondo impatto emotivo.
Il titolo stesso ci svela il rapporto di forte passione che l’autore ha con la parola. Ed in quanto poeta si sente completamente avvolto da essa, ammaliato, affascinato e forse anche soggiogato, di sicuro spesso anche tradito quando essa non sopraggiunge ad afferrare nel modo che si vorrebbe il senso del sentire interiore.
Ma voglio azzardare un’ipotesi che, da sino-indologa, nasce in me quasi spontanea leggendo i titoli delle quattro sezioni nelle quali è suddiviso il libro. Esse sembrano  richiamare fortemente la filosofia orientale; ricordano infatti il percorso fatto da Siddharta per giungere al nirvana: “cosa si offre alla vista” il titolo della prima sezione, diviene dunque la presa di coscienza del mondo, l’approccio con la realtà, ciò che è intorno e fuori di noi; la seconda poi,  “Percepire lo svanire delle cose”,  rappresenta invece il lungo periodo di eremitaggio di Siddharta quando il suo pensiero iniziava a comprendere l’illusorietà della nostra realtà; Si arriva quindi alla terza sezione“scivola nel dubbio l’esistenza” traducibile  quindi come la profonda crisi interiore di Siddharta che riconosce come maya tutto ciò che vedono i suoi occhi; Infine la quarta sezione, “ripensare l’Essere nella sua originarietà”,  è dunque l’apice della filosofia buddista, l’accettazione che tutto è illusione (maya appunto) e che per sconfiggere il male è necessario acquisire tale consapevolezza fino a riunirsi  con il Tutto, con l’Essere Supremo e Originario, giungendo dunque al Nirvana o come viene tradotto da noi occidentali all’Illuminazione.
Forse è molto rischiosa questa mia interpretazione ma ritrovo nelle poesie del Contessini una forte valenza orientaleggiante, per l’appunto buddista con qualche concessione anche al taoismo: il bisogno di sintesi nella ricerca del verso è palese; l’interrogarsi sul senso dell’esistenza; sull’apparenza del mondo; la ricerca del silenzio.

Cinzia Marulli



(Esca)Recensione, "Memorie di alberi recisi"


Considerazioni sul libro “Memorie di alberi recisi” di Francesco Tarantino







Sembra essere opinione diffusa che ormai i miti sono superati.
Non è più tempo, è stato detto.
Sarà! Ma questo libro di Francesco Tarantino ci riporta al mito, emerge dalla terra di Calabria e ci raggiunge, ci trascina, ci coinvolge e ci travolge con questo suo poema dell’esistenza.
“Memorie di alberi recisi”, è un poema sulla grandezza dell’esistenza.
Gli uomini sono alberi, gli alberi sono oltre gli uomini. Gli alberi sono la rappresentazione della vita nell’universo. Noi, non siamo gli alberi, gli alberi sono noi.
Nel camposanto riposano i morti, gli alberi sono ancora la vita.
“E lui”, quel “lui” senz’anima taglia, uccide gli alberi e ci priva della loro esistenza.
Scrive Tarantino: “mi abbatterono un mattino di giugno/tra le risa e le beffe degli astanti” e poi  aggiunge e prosegue: “mi portarono legato ai passanti/sopra quel camion col muso da grugno/tra le indifferenti folle distanti”. Ecco, è come se rivivessimo la nostra storia.
Quegli alberi come i camion di schiavi, forzati, deportati.
L’albero che ci fa vivere e cade anch’esso, e noi con lui, sotto la furia della scelleratezza degli uomini, della loro violenza e incapacità di cogliere anche solo per un attimo l’importanza della vita di ogni creatura.
Nel camposanto si raccolgono i morti e i vivi, rimasti a testimoniare la vita. Anch’essi muoiono. E noi, a noi, cosa rimane se anche l’ultima scintilla di vita se ne va.
Tarantino con rabbia, amarezza, dolore, ci dice con la sua poesia: “non si poteva invertire il cammino/di un disegno che non era divino.” E qui, si sprigiona tutta la grandezza, la potenza evocativa spirituale delle sue parole. Sembra essere possibile invertire perfino il disegno divino, ma non lo sciagurato, violento volere degli uomini.
Nonostante ciò, Francesco, con le sue parole la sua indomabile volontà di non lasciarsi sopraffare, credo voglia anche dirci che in lui non muore la speranza e una fiammella accesa rimane ancora in quel campo santo violato.
Come ci fu detto da Bertolt Brecht “siamo in tempi dove discorrere di alberi è un delitto.”Tarantino sfida chi lo accusa di questo delitto e rivolge a “lui”, il suo accusatore, che gli alberi ha tagliato, l’accusa di quel delitto.
Noi, testimoni di questi tempi bui, accogliamo il libro di Francesco Tarantino come la nostra guida fra gli alberi, con gli alberi, in quel camposanto; affinchè le creature vive vi possano ritornare a sognare e ricordare.

Massimo Pacetti Roma, febbraio 2013
Considerazioni sul libro “Memorie di alberi recisi” di Francesco Tarantino

Shorts, "Poetry music machine"

Micro pensiero per macro poetare


Non solo da "ascoltare in cuffia a palla come il vero rock" suggerisce  l'autore Marco Palldini ma è poesia da vivere in luoghi urbani e abitudini private.
In viaggio in macchina si gode di altra percezione in questo 'new-jazz' molto evil in questo 'real-day' di fatti e strada.
Ogni verso, preso come prezioso testimone, potrebbe essere scritto a caratteri cubitali su di un qualsiasi muro poi affiancato da un'opera di Banksy, ed a quel punto tutto o tutti non potrebbero certo, più vivere il mondo fingendo 'sordità'.
Ecco l'urlo del poeta, il corpo del performer, l'occhio del regista, la coscienza del critico... ecco "Poetry music machine" un vero itinerario fatto di sangue, sogni e lotta, fatto di totalità.

Iolanda La Carrubba


Vacancy. Cultura e cambiamento...


Cultura, attese e (s)cambiamento, di Alessio Crudeli
Quando si parla di giovani e politica e di giovani e crisi si fa un torto ai giovani perché ci si affanna a ritenere che niente di buono possa uscire dal loro habitat culturale di specie estinta. Si guardi a Giovanni Favia invece, il delfino di Beppe Grillo diventato una “iena” capace di sbranare chi dice, appunto, che i giovani non sanno far nulla. È stato il primo a rompere le fila del Movimento Cinque Stelle, chissà quanti ne seguiranno, tutti giovani e fiduciosi di perseverare in politica.
Anche il sottoscritto sa bene che quando scrive difficilmente riesce a essere quello per cui scrive. Non c’è scampo, l’idealismo è schiacciato dalla realtà. Il problema che emerge, in concomitanza anche delle elezioni “antipolitiche” del 2013, che si spera non valgano quello che sono valse in Grecia, per cui a breve gli italiani saranno chiamati di nuovo a rivotare, è il cambiamento culturale. Non si deve più udire “se ti voto che mi dai?”. Eppure la democrazia e le grandi scelte civili, come ci ricorda il Lincoln di Spielberg (2013), sono sempre state “scambio”: scambio di prebende di voti di dicasteri di società quotate in borsa. La democrazia, come sostiene Massimo Fini, è sempre stata una dittatura mascherata da panacea risolutiva di tutti i mali. Votiamo e risolveremo i dissidi. Peccato che le cose stiano in un altro modo e chi ha fatto studi umanistici (maledetti studi!) sa che l’uomo muta di poco la sua anima politica. Per inaugurare questo blog, quello che bisogna dire e che di tutti i cambiamenti possibili che sembrano agitarsi sotto il cielo confuso della politica, quello culturale rimane il loden, pardon!, il nodo centrale.
La cultura è quanto di più mobile esista. In questi ultimi trent’anni la cultura degli italiani è cambiata drasticamente. Essi non sono più fannulloni e ipocriti, ma borghesi che temono di non poterlo più essere. Quando i giovani si lamentano di non trovare lavoro, si lamentano di sicuro di una mancanza di lavori specifici senza i quali non possono dimostrare di essere borghesi. Diciamocelo pure francamente, nessuno dei giovani disoccupati, specie se laureati, accetta di fare il falegname e il fornaio pur di avere un lavoro. Questa crisi si misura per la prima volta sulla pelle di una generazione cresciuta con la convinzione che non avrebbe mai sofferto, che tutto il lavoro destinatole sarebbe stato proporzionato alle lauree. Di conseguenza il notaio vuole fare il notaio e l’insegnate vuole fare l’insegnante. Teoricamente è giusto, il problema (e lo sto capendo ogni giorno in più che passa) è che se non hai un piano b sei fottuto.
Caspita, qui si rischia davvero l’estinzione! L’uomo, anziché distrutto da un meteorite, come i dinosauri, viene distrutto da una mentalità radicata come una zecca nel pube della ragione. Non sono più convinto, e scusate se scrivo in prima persona, che avere cultura serva a cambiare cultura. Sia pur nella mobilità estesa, la cultura ha senso perché si radicalizza. È da tempo che mi convinco che l’anomalia non è la crisi (tenero eufemismo che nasconde un mutamento storico) ma è stato il trentennio economico dell’uomo che “non deve chiedere mai!”. Neanche fosse stato in gioco acchiappare la più bella ragazza del circolo degli irriducibili intraprendenti, anche se è vero che chi ha potere ha sempre una f… accanto. In tutti questi anni ci siamo giocati senza accorgercene reputazione e cultura, spinti da una fede borghese del successo a riconoscere solo ciò che si possiede.
Non vorrei sembrare eccessivo, specie se leggere un blog significa non farsi raggirare dai raggiri che ci sono anche in rete, perché voglio dire a Iola e Sarah che stimo, che il problema del cambiamento culturale, qui lanciato come esca in questo articolo inaugurativo, è diventato così impellente che ormai è in discussione la coscienza. È in discussione il nostro fare e disfare quotidiano che pungola peggio di un toro il nostro deretano. Solo col tempo, con l’auspicio che l’attesa diventi incandescente per giovani non più disposti a fare da spiedo, solo col tempo si potrà configurare quale tipologia di italiano è in serbo a questo magnifico Paese. La cultura cambia se si avverte l’esigenza di cambiarla e ci vorrà del tempo anche stavolta (nonostante non ci sia più tempo) per capire se sarà cambiata in meglio.
Alessio Crudeli

Vacancy "A propos du roman d'Aurore Altaroche "

A propos du roman d'Aurore Altaroche "tu me demandes si j'ai connu la guerre"
par  Giovanni Dotoli Professeur de langue et littérature françaises Université de Bari

Je dirais immédiatement que ce roman m'a frappé positivement, pour différentes raisons que je m'efforcerais de souligner. C'est un roman-vérité, qui parle la vérité mais un roman de la vérité qui trace, conte,  narre présente un rêve qui est aussi une vie, une vie et un rêve romancés et qui est aussi un espoir.
Le personnage central, Nicole Barrière qui se cache sous une autre nom et prénom Aurore Altaroche qui arrive dans un autre endroit du monde, l'Afghanistan,  pas tout à fait par hasard car nous connaissons l'engagement plein de Nicole à l'égard de ce monde difficile dans cette région du monde qui est massacrée, qui est toujours en guerre, entre deux mondes, et dont espère qu'il va en sortir.
Là, le personnage est blessé, hospitalisé, et sur le lit de l'hôpital, comme cela arrive souvent quand on est en difficulté, en danger, on rêve, on pense à la vie, la mort, on pense à son propre passé et c'est tout un monde qui apparait, et je pense à un titre célèbre de Maupassant 'une vie" , une toute autre  sorte de roman, mais le principe est toujours le même, le romancier invente une vie qui est sa propre vie mais aussi la vie de nous tous, la vie que nous vivons et espérons vivre et le fil rouge du roman c'est la guerre.

- La guerre, de toutes sortes, quand on parle de guerre, pas uniquement  la guerre de deux armées qui s'affrontent, de peuples qui s'affrontent, de mondes qui s'affrontent  et ne se confondent jamais, des soldats dans des tranchées qui se regardent, s'offrent des cigarettes, car l'humanité est toujours là.
Une guerre de tous types, de toutes sortes qui voit au centre de l'action le pouvoir, nous sommes toujours en lutte avec le pouvoir, le citoyen est en lutte avec lui, c'est pour cela que le sous-titre nous dit : Mémoires imaginés d'une femme au XXème siècle et début du XXIème siècle" , donc un siècle et plus :  110 ans de guerre sont là , grâce à une série d'images présentées par l'écrivain, des guerres vraies qu'on présente dans la presse et à la télévision , qu'on ne voyait pas à la télé , dans les magazines qu'on trouve dans les brocantes, comme le Crapouillot, un magazine satirique des années 1910  1920? Dans un numéro de 1915 que je feuilletais , il y a ces images de la guerre.
Première guerre mondiale, guerre d'Espagne, deuxième guerre mondiale, la guerre d'Indochine, que vous appelez d'Indochine et que nous appelons du Viet-Nam, la guerre d'Algérie, la guerre d'Afghanistan, la Palestine, les colonies etc...il parait que le siècle dernier a été uniquement un siècle de guerre, de terreur, d'orgueil, de lutte, un siècle de guerre que tout le monde connait mais il y a d'autres guerres encore plus compliquées, plus sophistiquées, plus terribles encore.

- La guerre contre la langue : je suis italien, je viens du Sud de l'Italie, nous avons connu, nous connaissons encore cette guerre de la société contre la langue, la langue principale, maternelle qu'on apprend à 2 ou 3 ans qui n'est pas forcément la langue de la vie après.  Je parle italien encore aujourd'hui comme une langue étrangère, c'est toujours ma deuxième langue comme pour Nicole le français est sa deuxième langue, aimée bien sûr, poétisée, parfaitement connue, plus que n'importe qui, mais c'est toujours la langue de l'autre. Nous vivons un peu tous cette tragi-comédie, de la lutte contre la première langue, la langue maternelle.

- La guerre contre la terre, contre notre planète, le jardin du monde, le paradis terrestre, et ce jardin souvent est massacré, changé , perd son image et sa vie pour toutes sortes de raisons

- La guerre contre la femme,  depuis toujours on lutte pour que  la femme ait un statut, un rôle, plus égalitaire, il y a des lois qui le disent mais les lois ne suffisent pas  parce que les lois sont là mais encore maintenant , la question de la femme est encore dramatique, sa présence au monde et c'est la raison pour laquelle j'ai fait cette "anthologie de la poésie érotique féminine", encore une fois , présenter la question Femme à tous point de vue.
L'intégrisme est partout, même c'est une sorte de brouillard, on me regarde mal et je ne sais même pas pourquoi : parce que je suis différente, il y a toutes  sortes d'absence de dialogue qui se transforme en guerre contre l'autre.

- La guerre contre la beauté : je viens d'écrire un livre sur la beauté "la beauté et  le salut du monde". et d'une façon différente, ce livre dit la même chose. Évidemment dans la destinée que j'évoquais au début il y a la rencontre de Nicole avec Giovanni., parce qu'on ne se connaissait pas, on s'est connu autour de la poésie, dans une des lectures qui, heureusement existent à Paris et qui servent à nous connaitre et à créer de l'amitié.

- La guerre contre l'art et l'art n'est pas vraiment aimé, au cours de l' histoire, il y a l'histoire de l'art, l'art à tous points de vue, mais c'est toujours vu comme quelque chose de noble,  ou de fou, la folie qui fait l'artiste ou le poète , mais la société fait très peu pour l'art.
Une guerre contre l'art et la guerre contre la société elle-même qui ne respecte pas les règles et le pouvoir attaque la société elle-même qu'il devait protéger.

Vous voyez comme ce livre marche, se déroule sur le fil rouge de la guerre, quelles guerres se demande l'auteur?

Un autre élément qui m'a frappé est de quel type de roman sommes-nous entrain de parler ? c'est quoi ce roman? le roman écrit en prose bien sûr, la narration d'une aventure, de plusieurs aventures, un film de la vie , comme le théâtre il représente la mémoire et le mémoire de la vie.
Mais généralement on n'écrit pas un roman comme celui d'Aurore Altaroche, c'est une biographie, une autobiographie, c'est une fiction de la biographie, mais c'est une sorte de biographie-autobiographie différente des  biographies-autobiographies normales.
J'ai eu l'impression qu'à partir du rêve initial sur le lit d'hôpital, le personnage commence à voir sous l'effet des médicaments et du rêve, le personnage qui est une femme,  essaie de revoir toute sa vie, c'est un film en plusieurs épisodes, chaque chapitre  est un épisode, là les chapitres sont courts, les plus longs 4 à 5 pages, c'est toujours des chapitres courts, j'ai l'impression d'une écriture cinématographique, c'est un film, qui a des flèches,  l'influence de la communication de nos jours, d'images l'une après l'autre, qui se croisent et s'enchainent de ce qui s'est passé ou va se passer, donc une organisation, une structure, une écriture d'ordre cinématographique, ce qui pour moi est très important du point de vue de l'analyse du roman, le lecteur voit ce que l'auteur n'a pas vu et cela signifie que le texte est bon car cela permet l'enchainement d'interprétations à l'infini de cette vie présentée dans le roman.

Fiction, biographie, autobiographie de quoi? de la vie mais cela ne suffit pas, je dirai une fiction d'ordre poétique, c'est encore une fois une raison pour lesquelles j'ai beaucoup aimé ce livre, parce que je me suis retrouvé moi-même dans le livre, c'est cela qui est étonnant, dans ma propre biographie , il y a beaucoup d"épisodes qui sont les mêmes, j'aurai pu conter la même chose : je viens de la campagne moi aussi, j'ai vécu dans un village, l'auteur a vécu dans une ferme, dans toute la Méditerranée, autour de la Méditerranée, les historiens de la Méditerranée le disent très bien ,il y a l'habitude de faire les travaux dans les champs et de rentrer le soir à la maison, pas à la ferme, mais au village, c'est une des grandes traditions qui constituent la caractéristique de la vie en Méditerranée. Je me retrouve moi-même dans le roman dans  cette fiction d'ordre poétique, poésie de la vie , image de l' enfant d'une fille de dix ans, sept ans, six ans qui regarde ce qui se passe, qui regarde tout d'une façon très poétique, presque en annonçant ce que serait ce personnage poète, directeur de collection Accent tonique, auteur de ce premier roman qui n'oublie jamais la poésie, qui  s'écrit par vision de poésie, par enchantement de poésie et vous verrez à la fin dans ces pages annoncées ce mouvement poétique que l'on trouve jusqu'au dernier mot.

Fiction de l'écriture, parce que nous sommes face à un personnage qui rêve d'écrire, tout le monde rêve d'écrire et de réussir dans la vie et là on voit des les premiers moments que le monde est un monde à écrire, à narrer, à percevoir à travers l'acte de la parole écrite, et il y a une fiction de l'écriture, souvent on parle d'écriture dans le livre, parfois il y a un passage dse épisodes avec ces flèches d'ordre de l'écriture  à l'unisson avec le rêve et si on regarde les deux exergues qui ouvrent le livre , un d'Ossip Mandelstam : 'il ne peut y avoir que la poésie ou la guerre"
la guerre est vue aussi malgré ses aspects tragiques sur un plan poétique comme dans le théâtre on disait : il faut repousser le mal en le colorant d'amour, de poésie malgré tout car dans les choses les plus terribles il y a du poétique et nous, êtres humains avons la responsabilité de retrouver cet aspect poétique qu'on est entrain de perdre, l'autre de Geneviève Clancy qui souligne  la barbarie d’époque et ses encombrements".

Tout le roman voyage entre la vie et la mort , vie/ mort/vie, toujours il y a des suggestions, des considérations des informations sur le temps, il y a même des pages philosophiques très profondes sur le temps, on sait que la vie c'est le temps, mais la mort aussi c'est le temps.
A partir du lit de cet hôpital, dans un monde perdu, loin de notre monde, le personnage a une sorte d'hallucination, d'illumination, je pense à  Rimbaud , la situation de l'hallucinée, qui permet, d'une situation bloquée, dans un lit blessée, d'ouvrir le monde par tranches de vie , qui viennent l'une après l'autre, par bribes de souvenirs. Quand nous rêvons, quand nous avons des souvenirs, nous n'avons pas d'enchainements précis , des images passent devant le regard comme des cauchemars, des moments de douleur , parfois aussi des moments de joie .
Je dirais qu'il s'agit d'un roman de théâtre dans le théâtre,  ainsi que cela arrive, dans le théâtre au XVIIe siècle, au cours de mes recherches du début du XVII ème siècle, la période du théâtre dans le théâtre , l'idée fondamentale de transformer l'acteur en acteur de sa propre vie , du monde et de soi-même et montrer qu'il y a un théâtre sur la scène comme  le théâtre est le théâtre de lui-même, il suffit de voir n'importe quelle pièce de Corneille pour voir que ça marche, l'illusion comique , mais même chez Racine , dramaturge de la tragédie de la douleur et de l'âme qui réfléchit sur elle-même.
Théâtre dans le théâtre mais aussi, et ça c'est une autre nouveauté importante de ce roman : une écriture dans l'écriture, pourquoi écriture dans l'écriture? parce que Nicole Barrière ou Aurore Altaroche , a besoin pour conter ses images, perçues dans un rêve, de citations, de faire parler les autres, toute une série d'écrivains, les plus importants ou les moins importants, c'est sans importance, il n'y a pas de petits ou de grands dans la forêt de la littérature, il y a de grands arbres qui réussissent à monter et à voir la lumière, et des petits tout autour, de l'herbe , verte ou jaune , de petits chênes qui n'arrivent pas à sortir, qui restent là mais tous ces arbres et cette herbe ont le même rôle ensemble dans la chaine de l'écriture.
Et là arrive la même chose dans le théâtre de l'écriture, qui se montre et se parle et dont l'écrivain a besoin pour continuer sa narration. Vous avez en France un exemple merveilleux de cette typologie d'écriture qui est Montaigne. Montaigne pour présenter ses chapitres qui sont un peu comme tes chapitres, les essais c'est quoi? des chapitres qui étaient très courts, dans la première rédaction, la première édition des essais qui n'avaient que deux livres, c'était des chapitres courts, Montaigne a allongé , allongé... ce qui est important est de considérer comment l'écriture se présente chez Montaigne , mais nous sommes entrain d'analyser le roman "tu me demandes si j'ai connu la guerre" , à la façon ici des essais, des chapitres, qui parfois n'ont pas de lien l'un avec l'autre, le seul lien c'est la vie et le rêve et le fait que comme dans notre vie elle-même ça se passe comme ça. Dans la journée nous assistons à plusieurs essais qui apparemment n'ont pas de lien mais qui ont des liens fondamentaux car c'est toujours nous-même.
Donc il y a ces citations des écrivains, bien  sur Montaigne utilise les grecs, les romains, les italiens, les grands écrivains de l'image à imiter de l'époque, Nicole Barrière cite seize écrivains, les écrivains qui l'ont formée, même si à un moment elle parle de sa formation et des auteurs qu'elle lisait à l'école, des auteurs classiques et à un moment , une autre littérature que d'habitude on ne lit pas. Par exemple, page huit la deuxième page, une citation de Jean Genet, très grand écrivain, mais qui le lit? très peu de monde, elle cite en italique exactement comme Montaigne, qui différencie  la typologie d'écriture italique et romain, et la phrase citée c'est :  « tout homme naissant et grandissant avec ses débats, ses troubles intérieurs et cachés »
les citations ne tombent pas du ciel, ce sont des citations réfléchies, qui viennent de loin, de grandes lectures, d'amour pour l'écriture et d'amour pour la littérature, on a besoin d'avoir la confirmation que nous sommes là, écrivains, parce qu'il y en a eu d'autres avant nous, qui ont dit presque les mêmes choses à d'autres époques mais c'est toujours notre voix qui traverse le temps, c'est la voix humaine, titre du film magnifique de Cocteau.
Immédiatement après une deuxième citation :  
Mon bien-aimé, mon soleil, lève-toi sur l’horizon, efface mes nuits d’exil
Les ténèbres de la solitude me couvrent de toutes parts.
et c'est exactement l'axe de tout le roman, ce sens de la solitude , ce sens de la naissance et du grandissement, des troubles intérieurs et cachés, de l'horizon , du sens d'exil, et du désir d'aller, de marcher, de réussir.
Des citations de Mauriac, de Céline, de grands écrivains, là en citant Céline page 14, "L’espoir c’est d’être compris mais on l’est rarement."  . L'écrivain écrit pour lui et pour le monde mais combien de fois de fois il n'est pas compris. Je citais au début Léon Bloy, c'est l'un des plus grands, mais qui lit Léon Bloy? Je vous invite à lire Léon Bloy, vous serez foudroyé par l"écriture de cet écrivain , Roland Barthes dira que c'est l'un des plus grands écrivains de la littérature française.
Tout le livre s'organise aussi sur le rythme des traditions, traditions populaires, millénaires, traditions de la France, traditions du Sud, traditions des familles, des rites comme s'il voulait dire que nous avons besoin de traditions, nous avons besoin d'histoire,  nous avons besoin de rites à une société une époque , la notre où les rites , qui n'existent presque plus, les rites c'est le stade...les matchs... mais les rites de la vie car la vie est toujours fondée sur les rites  et sur les mythes , les mythes sont des rites millénaires dont on ne connait plus les origines mais ils sont là et sont la force de notre destin.
Il faut dire que cette condition de personnage est représentatif de millions de personnages parce que ça s'est passé en Italie, en France,  en Espagne, ce mouvement de peuple. c'est  un roman historique écrit d' une façon différente des romans historiques , il y a l'influence surement du cinéma, d'une culture de la comédie humaine, une façon autre de l'écriture de l'histoire,  en chapitres courts, il y a des précédents importants dans l'histoire, des romans pour le peuple, de la bibliothèque bleue qui est né à la fin du XVIème siècle , tous les livres narratifs étaient écrits comme cela, même lorsqu'il s'agissait de livres qui avaient des chapitres longs, transformés et adaptés pour le peuple, qu'on lisait à la campagne devant le feu,  dans  la cuisine, c'est un procédé de livres par petits chapitres, que tu as hérité probablement de tes origines , qui a besoin de haltes, on raconte une histoire,  le lendemain on raconte une autre histoire. Même l'Evangile et le Coran sont écrits  comme ça , cette nécessité  populaire de partager l'écriture, de la diviser en morceaux qui ne sont pas déliés , tous enchainés.
J'ai eu l'impression parfois, que le roman se développe comme un roman de Zola, comme un roman de Balzac, comme ces romans qui présentent des séries de la comédie humaine, cette comédie peut-être présentée de façon différente, notamment par l'acte du récit, de la narration à travers la guerre, la peur, la joie, il y a peu de joie, surtout la peur, la folie, heureusement nous vivons des moments de folie, la saloperie, la guerre est un acte de saloperie, c'est vrai car si on réfléchit de façon froide, mais quelle est la raison pour que des gens d'un côté et de l'autre ont des bombes, des fusils et sont là pour se tuer et après la tuerie,  on se demande  pardon, les chefs se rencontrent  pour la paix, si on regarde les manuels de l'histoire du monde , c'est quoi des batailles et des paix qui ne sont pas vraiment des paix car immédiatement après il y a des guerres, un enchainement de folie qu'Aurore Altaroche  essaie de conter pour souligner la folie des hommes.
Ce roman, la guerre a au moins ce mérite, d'avoir créé ce roman qui nait à partir de la douleur et des folies de la guerre. A partir de la page 14, Aurore dit qu'elle est une femme de la durée, une femme du temps, de la durée à plusieurs perspectives, le temps mais j'interprèterais aussi la durée et la dureté car les deux mots étymologiquement viennent du même mot latin, une femme dans le temps,  mais qui combat et difficilement est battue car il y a toujours ce sens de la révolte, une sensation que c'est la révolte qui donne du bonheur, que pour avoir du bonheur, il faut combattre , il faut combattre avec les moyens de l'écriture en donnant une logique à a vie .
Et il y a un autre élément important dans ce livre, la confirmation que tout roman nait d'un voyage, que la vie est un voyage, le monde de l'épique, le roman épique d'autrefois , ce n'est que des voyages, Homère, l'Illiade c'est la guerre, l'Odyssée c'est le voyage après la guerre, ça a toujours marché de la même façon, ces poèmes épiques sont des romans ,des romans en poésie, des romans de la guerre de la vie.
Et tu écris que chaque départ est motivé par la solitude , probablement la guerre de Troie est née de la solitude, la solitude de la Grèce, la solitude d'Hélène, des héros et cette solitude du personnage qui est capté sur le lit d'hôpital, pour être vaincue a besoin du départ, du voyage, double voyage , réel dans l'espace, aller quelque part en Afghanistan, en Algérie, en Indochine, toutes les guerres constituent des lieux de voyage, mais aussi d'autres types de voyage écrits, le voyage de la parole en donnant une valeur à la poésie parce que la poésie est le centre de notre vie.
Page 24, une citation de Michel Leiris : "une aventure poétique, une méthode de connaissance concrète, une épreuve, un moyen d’arrêter la vieillesse. "
La poésie sert à bloquer le temps et la vieillesse . Voyage et roman, c'est très important car tout roman nait d'un voyage, tout roman est un voyage, il suffit de regarder la modification de Butor, ce voyage de France à Rome, rencontrer un amour, tous les voyages naissent de l'amour, Madame Bovary, ça ne fait rien si ça finit mal... mais on a besoin de voyager. Le voyage est le moteur du roman et en fait la structure cinématographique et c'est la structure liée à un voyage parce que le salut vient du danger qui est perçu au cours de ce voyage. Et là nous apprenons comment nait le roman. Le roman nait de sa propre vie, du voyage de sa vie, du voyage imaginaire qui permet à Aurore de s'occuper de la grande question des femmes, cette question irrésolue, vous savez que Rimbaud a dit "tant que le monde ne reconnaitra pas le rôle de la femme, le monde ne sera pas monde" et c'est vrai le monde n'est pas encore le monde car la femme n'a pas encore eu la reconnaissance de ce qu'elle est dans cette lutte humaine qui est aussi une lutte contre la guerre.
Un roman de révolte et je reviens à la question de la langue , il y a plusieurs pages importantes au début du roman mais surtout vers la moitié et la fin , cette guerre contre la langue, notre langue, donc notre identité car la langue c'est nous-mêmes, on apprend d'autres langues bien sûr, mais la langue du personnage, la langue du coeur est celle que nous mère nous a donnée, l'endroit d'où nous venons , dans cette "putain de vie" dans laquelle chaque mot est une entorse au temps.
Dans cette question de la langue, il y aussi une question du sud, ce sud, parce que le même problème existe en Italie , ce sud qui est toujours mal vu, ce n'est pas le sud géographique seulement, le sud c'est ce qui est en bas, les autres sont en haut, vers le nord, là-haut c'est le paradis là-bas c'est l'enfer, là-haut on parle bien, là-bas on parle mal, là-haut on est beau, là-bas on n'est pas beau, même si c'est le contraire, mais nous venons du sud, on n'est pas mal quand même! Ce sud qui constitue un lieu de métissage, de langues, un lieu de religion, un lieu de fête, un lieu où la poésie n'est pas seulement la poésie des nobles, c'est aussi la poésie des pauvres, des pages magnifiques où Aurore conte cette perception de la fête comme une  poésie et de la parole orale des pauvres, des paysans, des travailleurs, des ouvriers, , des artisans qui est une parole de la réalité et qui est plus poétique de la grande parole des grands écrivains. Donc dit Aurore dit : Chaque être recèle un mystère.
Et ce roman va à la recherche de ce mystère, de cette unité de l'être, humain, j'aurais pu parler d'Horace, le grand poète latin qui dit un peu la même chose dans ses écrits, un homme du sud né à Vénusia, maintenant c'est Venose, poète du sud, du carpe diem, poète de la terre, du voyage aussi qui a écrit un voyage de Rome à Brindisi, en poésie, très beau.
Pour terminer, il y a des pages magnifiques sur la beauté, sur la modernité, sur le progrès, car on nous a fait une tête de progrès car le progrès devait résoudre tous nos problèmes, aujourd'hui"hui sur le boulevard Jourdan il y a un tram, qu'il n'y avait pas il y a trente ans, on pouvait marcher dans la rue, il y avait peu de  voitures, on a fait le tram, progrès immense mais est-on plus heureux? est ce qu'on a vraiment gagné ? on est plus désespéré et il y a moins de travail, plus de crise qu'avant et tous ces problèmes là notre amie, les traite d'une façon poétique en traversant sa propre vie de la ferme au collège, à Paris, ici à la Cité Universitaire, en traversant ce qui s'est passé à l'époque de mai 68, qui est une révolution de ville et pas à la campagne, où on ne savait pas de quoi il s'agissait, où on disait qu'est ce qu'ils disent ces fous de  parisiens et il y a toute une partie concernant les illusions de la vie , les amours, Paris , l'université, la transgression, pour en arriver où? à la paupérisation absolue du monde. Parfois je trouve des liens entre ce roman et Serge Latouche  qui parle de la décroissance, contre le progrès , décroitre pour être plus heureux  car la guerre rend les êtres comme des choses, sans vie.
J'aurai beaucoup à dire sur le nom d'Aurore Altaroche, parce qu'elle parle de la naissance de ce prénom et de ce nom, pourquoi, Aurore et pourquoi Altaroche, pourquoi doubler son nom et enfin dans la dernière partie du roman, il y a quelque chose d'étonnant, de très important, qui a pu être possible grâce au fait qu'Aurore a choisi ce système d'écriture cinématographique car autrement, elle n'aurait pu parler des liens entre science et poésie, entre science et vie, science et univers, science et ciel,science et philosophie et légèreté /gravité tout est grave mais les anges sont légers. Nous aspirons tous à être des anges pour être au moins angélique et c'est là qu'elle présente des pages étonnantes sur le lien entre science et étonnement , quand j'ai lu étonnement j'ai pensé à Ronsard, l'enthousiaste Ronsard, l'enthousiasme du poète, dans la poésie il y a de la science et dans la science, il y a beaucoup de poésie, et sans poésie, il n'y a pas de science parce que seuls les écrivains , le poète est capable de donner sens à la vie .
Des pages sur le temps, que le monde regarde comme quelque chose qui est la montre, la minute qui passe, minute après minute, jour après jour, naissance jeunesse age adulte vieillesse etc.; le temps est autre chose, il y a toute une  réflexion sur le temps, le temps organisé tel quel , c'est l'heure qui comptait pas les minutes, l'heure, les saisons , lorsqu'on demande : tu es né quand? un égyptien, grand prof de l'université du Caire qui me répond en disant : je suis né pendant la saison de l'époque X , non tel jour. A la campagne, mon père m'avait demandé d'aller à la mairie demander un certificat de naissance, et devant moi il y avait une vieille paysanne, au guichet l'employé lui demande : vous êtes née quand? elle répond : le suis née le jour de Santa Lucia, mais quand? c'est quand Santa Lucia ,  le monde du temps est la perception de la vie.
Pour conclure , j'attire l'attention sur le dernier mot du livre, ça finît par café Liberté, au café c'est la vie , être ensemble, Liberté mais il est fondamental car c'est un hymne à la liberté, la sortie de l'isolement, la rupture, l'affirmation de son propre nom, de son nouveau nom et le combat contre les maux, pour nous inviter à vivre dans le rêve, dans l'écriture, le sourire, l'amitié sans regarder ce monde impossible qui nous conduit au désespoir .
Merci à Nicole de m'avoir permis de passer des heures sur un texte que je considère important , de ce roman de cette aube du XXI ème siècle.



Nicole Barriere

VIDEO-CLIP

"COUNTRYMAN"
 AMEDEO MORRONE











Poesia, "Therezinha Teixeira de Siqueira"

Ardore di luna ( alle donne )
                
Mentre il tempo
spande i suoi respiri
soffi d’amore penetrano
la mia storia
L’emozione si rivela nel volto  
irriga fonde confonde
poi si libera dai venti dai nidi  
dalla fiacca luce dell’ombra

Nel fragore del silenzio
lampi della materia cosmica
l'orologio non segna
nello specchio infinito
il tempo dell’anima
né la solitudine degli argonauti

Vado piano nel fiume
sospiro arrivo domani vado
ho frainteso
la consistenza della rabbia
che gira a ruota libera
l’orgoglio frulla la prosa
di un sogno
Smarrito?

Negli’anfratti bui
si perdono ali 
non si trova il corpo del me
dimenticato nei rami
di sua vastità

Solerte fu la svolta della rosa
la bellezza le chiama
al suo cospetto
prima che si sboccia
e si annulla
nella brevità della vita

Un giorno il vento
taglia il filo
cessa l’inquietudine
la rosa si spoglia dell'abito
poi si curva
nel lembo del giardino …

Vola nel cosmo
portando con sé
la leggerezza di essere
etere fuoco acqua terra
pienezza 
vuoto raggiunto
corpo splendente di luce

CinePoesia. Strade perdute


Strade perdute, di sarah panatta


Traccia discontinua, frugo

  indizi di creta nel turgore sospeso della notte

      connesso, al battito remoto della città, già sepolta

                                                                         

                                                                                Sobbalzo nel tunnel neo-nato, dei corpi sfuggenti

                                    intuisco schegge moltiplicazioni opache rivel-azioni.

Trattengo distanti i fiati accaldati di ibernate intimità


Esecutore del sonno dal sogno astenuto,

  sul rotante acciaio delle tempie distese scandisco il delitto

seriale meditazione del cosmo vago enumerato enigma


Molle minima pressione

sulla superficie quasi umana dei compagni attraversati,

digito connotati dopati per compravendite suicide

Nell’estasi temuta dell’assenza

    predatore ribaltabile su sedile carnivoro

                         arranco nella metallica sordina

                                                         del vagone occhieggiante, spazio di epidermiche ombre

                                                                                                      Autista de-collato

                                                                                                                parcheggio l’ultima dimora,

mobile rinvio per il cieco

sparo

Nota EscaMontante per autostoppisti poetici. Per il lettore potenzialmente astenuto. Per il lettore che "di passione cinefila non si vive" ma di passioni necrofile si governa. Per il lettore post elettorale stupito, già accalappiato da liane melancoliche, laggiù nel pantano della politica ingovernabile schedata da europei borsistici affanni. Per il lettore che "strade perdute? comprati una mappa". Strade perdute è una prova, un innesco, una cinepoesia in affanno. Nella corsa di Collateral e nel buio filosofico-edipico di Cosmopolis, Strade perdute si infiltra e mappa solitudini odierne, sostuendo la visione di Linch con il più scarno dilemma precario, "ho poche cartucce, forse buone, ma qui stiamo sparando alla cieca?"...